Un Fiore per quattro? Basta e avanza!

Fiorello è tornato e ha fatto il botto con “Il più grande spettacolo dopo il week end”.

Ho seguito su Twitter il surriscaldarsi dell’atmosfera in prossimità della prima puntata e poi la trepida attesa della nuova e-mail (ogni settimana diversa) a cui rispondere fulmineamente per accaparrarsi uno dei cento posti per assistere dal vivo allo spettacolo resi disponibili solo per i seguaci del volatile azzurro.
«Solo quattro puntate?» mi ha chiesto un amico che è rimasto incollato allo schermo dal primo all’ultimo minuto di tutta la serie.
Negli stessi giorni un prete cinquantenne mi ha illustrato la sua proposta per il corso per fidanzati in preparazione al matrimonio:

«Pensavo di organizzare otto o dieci incontri –ha affermato senza esitazione- di meno non vale neanche la pena…»

«Ma che impianto pastorale c’è dietro questi incontri? » ho replicato.

E lui: «Questo non so lo ancora bene, intanto fissiamo le date, poi vedremo come organizzare la proposta…»

 

Al di là della sciatteria nella progettazione del corso risulta evidente come in questo caso (e purtroppo non è raro) il desiderio di creare una serialità sia predominante sui contenuti stessi.
In questa concezione dell’azione pastorale è fondamentale diluire un contenuto in modo seriale all’interno di una sequenza di unità di apprendimento, come spesso succede in ambito scolastico.

La comunicazione moderna ci ha abituati, invece, a collegamenti rapidi e non sequenziali, più vicini al linguaggio del videoclip che non alla stringente logica dell’ alfabeto. Il web ha ulteriormente scardinato la serialità, permettendoci con pochi clic di saltare da un argomento all’altro, da un file testuale ad uno multimediale semplicemente seguendo un flusso personale di ricerca.

La serialità minima dello spettacolo proposto da Fiorello è dovuta, certo, ai costi della produzione e al grande dispendio di energie e personale impiegati per realizzarlo, ma è anche un ottimo esempio di comunicazione efficace, ben preparata, ritmata con rapidità e non diluita dentro una serialità poco utile ai fini del messaggio stesso.

Un buon indicatore del cambio di strategia nella comunicazione moderna è la videoludica. Se negli anni ’80 i videogiochi rispettavano una logica seriale come quella del notissimo Pac Man, all’interno del quale bisognava mangiare una sequenza ordinata di puntini sparsi sullo schermo, oggi i giocatori vengono invitati a compiere più azioni contemporaneamente, in ambienti fluidi dove le sequenze di gioco possono cambiare repentinamente a seconda del livello di interattività stabilito fra uomo e macchina.

Non guasterebbe nemmeno in ambito ecclesiale una conversione da un’eccessiva serialità delle proposte ad una comunicazione più puntuale e ben progettata. Su suggerimento delle strategie del web ;-)

Share to Google Plus

Commenti tramite Facebook

commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>