Silenzio e parola: è tempo di digiuno digitale!

Il mio primo computer è stato un Commodore 64, uno degli elaboratori più venduti al mondo, che vantava ben 64 kb di memoria. Per interagire con la macchina era disponibile un interprete basic chiamato Cbm Basic V 2.0 che accettava, ad esempio, i comandi “LOAD” per caricare i programmi e “RUN” per lanciarli.
Non si usava ancora il mouse per spostare il cursore e l’unica parola che veniva scambiata tra uomo e macchina era quella scritta.

I progressi fatti dalla tecnologia in trent’anni ci mettono a disposizione, oggi, elaboratori che interpretano i comandi vocali, podcast che trasferiscono la parola vibrante all’interno di lettori mp3 e radio che trasmettono la voce attraverso Internet invece che tramite l’etere.

E’ la parola atomizzata nel codice binario e ricostruita con vitalità dagli apparati terminali, ma è anche il silenzio che accompagna la ricerca in Rete, ritmata solo dal picchiettio delle dita sulla tastiera e dai click del mouse.

Parola è quella costretta nella comunicazione lapidaria degli sms o nei cinguettii di Twitter ma è anche quella dilatata dalle videopinioni che molti consegnano con dovizia ai cybernauti.

“Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione”è il tema che il Papa ci ha consegnato per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, indicando nell’ascolto e nella contemplazione un “elemento essenziale dell’agire comunicativo della Chiesa” da porre accanto alla parola.

Probabilmente vale la pena di cogliere l’occasione per lanciare l’idea del “digiuno digitale”, uno strumento che può far emergere con più efficacia la forza della parola e dell’incontro. Chiedere a teenagers e giovani la lontananza per qualche ora dai dispositivi digitali è un’impresa ardua, si sa. Si può motivare, però, questo digiuno offrendo qualcosa di veramente bello da contemplare, un incontro personale intenso o un percorso di ascolto profondo.

La contemplazione può essere un buon antidoto alla dipendenza digitale. Far gustare -soprattutto alle giovani generazioni- la bellezza, l’arte, la musica, lo stare insieme può essere la via per introdurre un digiuno digitale che non è privazione fine a se stessa o, in qualche modo, forma psicologica che aiuti a percepire una sorta di “espiazione” ma condizione perchè le parole, e magari anche la voce di Dio, possano trovare spazio all’interno dell’uomo e risuonare con senso più pieno.

Non è solo questione di autodisciplina ma di ecologia dei contenuti, come suggerito dal messaggio di Benedetto XVI, che auspica la costruzione di un ambiente vitale dove vengano equilibrati “silenzio, parola, immagini e suoni”.

Anche il mondo adulto, che sembra tutt’altro che esente dalle dinamiche di dipendenza dai mezzi elettronici, potrebbe riappropriarsi di un maggiore equilibrio tra silenzio e parola evitando che il tempo delle relazioni sia sequestrato dalle esigenze del lavoro, che le parole più significative siano trasmesse sono con poche manciate di caratteri e che la voce dei media sostituisca il dialogo della tavola.

Digiugno digitale per la prossima Quaresima? Discutiamone…

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