Caro Adriano Celentano, che ne diresti di chiedere scusa?

Caro Adriano Celentano, ti scrivo anche da qui, oltre che dal blog di Famiglia Cristiana non per alimentare altre polemiche ma per chiarire ulteriormente il mio pensiero. Quando ti ascolto ho come l’impressione che tu guidi l’automobile guardando sempre lo specchietto retrovisore piuttosto che la strada che hai davanti. Questo sin da quando hai preso la patente, da quando il ragazzo della via Gluck rimpiangeva l’erba e il cantante di Azzurro il “prete per chiacchierar”. A fare così si rischia l’incidente, penso che nella serata di apertura del Festival di Sanremo tu te ne sia accorto…
Ad Asiago (località montana che fa riferimento alla diocesi di Padova) si ricordano ancora le polemiche sul presepio poco tradizionale. Il passato sembra sempre migliore del presente, del futuro, poi non parliamone, è addirittura catastrofico. Guerre, sangue, scene apocalittiche, certo che i malati che tu hai citato in trasmissione non devono aver avuto un grande segnale di speranza guardando le scene che hai scelto come introduzione della tua presenza al Festival.

Non so cosa appaia nella tua fantasia quando tu parli di “paradiso”, Adriano, ma so di certo che ogni messa è memoriale della passione e risurrezione di Cristo come tale rimanda già all’altra dimensione che vede Cristo come il primo dei Risorti. Ai cristiani viene promessa la vita piena nel giorno del battesimo. Ogni Eucaristia è già “pegno della gloria futura”, eloquente anche senza l’esplicitazione dell’omelia. In poche parole vorrei farti capire che tutta la liturgia della messa orienta alla vita dopo la vita senza dimenticare, però l’impegno nel presente che contribuisce già alla costruzione del Regno di Dio.
Di vita dopo la vita se ne parla, Adriano, ma forse non con il linguaggio che vorresti tu. Grazie comunque per aver toccato un tema tanto delicato e tanto centrale della fede cristiana.

Bollare come inutili Avvenire e Famiglia Cristiana e invocarne la chiusura è stato proprio un errore grave, senza giustificazioni. In parallelo al Festival chi svolge all’Ariston ce n’è un altro che scorre nei flussi di Facebook e Twitter. Te lo dico perché è bene che tu ne tenga conto, mi sembra un indice ancora più interessante dell’Auditel. Non hai trovato affatto consenso, Adriano, per questa tua sparata, anzi…Non so nemmeno se chi ti ha applaudito d’istinto in sala si sia reso conto della gravità del consenso accordato alle tue affermazioni. Auspichi la chiusura di due giornali perché secondo te parlano troppo di politica e poi citi come esempio don Gallo? Mi spiace Adriano, vorrei farti conoscere centinaia, migliaia di preti e di cristiani che parlano di Dio ogni giorni, religiosi che con la loro scelta di vita parlano già della nuova Gerusalemme che ci attende dopo questa esistenza, di giornalisti che impastano ogni giorno la fede con la vita. A loro dovresti chiedere scusa, Adriano, ai preti e ai frati che hai chiamato in causa a forfait, ai giornali di cui hai auspicato la chiusura e a quanti si sono sentito offesi dalle tue affermazioni del 14 marzo sera. Pubblicamente, suggerirei, come pubblicamente li hai attaccati. L’epoca di Joan Lui è passata da tempo, forse è arrivato il momento di guidare guardando avanti lasciando che le nostalgie scompaiano sul retrovisore.

don Marco Sanavio

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