Il Vangelo è un “facebook”?

«Non è forse giunto il tempo di utilizzare Internet per creare una rete globale di simili storie da diverse regioni e culture? Non è forse il Vangelo stesso un facebook? Le persone non mostrano forse sin dall’inizio il proprio volto per rendere plausibile la dimensione umana del mistero divino? »

Frasi pronunciate non da un appassionato di web e pastorale ma da un noto teologo come il prof.
Thomas Söding, docente di Studi sul Nuovo Testamento all’Università di Bochum e membro della Commissione teologica internazionale.
http://www.virtualmeeting.info/fttr/diesacademicus2012/index.html#ancora6

L’occasione è di quelle ufficiali, dove ogni parola è ben ponderata e pesata, perché consegnata ad un mondo accademico estremamente sensibile alle sfumature: il “Dies academicus”,  l’inaugurazione del settimo anno di attività della Facoltà teologica del Triveneto.

Nella sua prolusione Söding tratta dell’ ”Osare un nuovo inizio” e parla di «coloro che vogliono iniziare con la fede e compiono i primi passi, oppure ancora esitano nel porsi in cammino, ma sono tuttavia divenuti attenti, curiosi, vigilanti». Nella seconda ipotesi disegnata dal teologo tedesco potremmo riconoscere molti cybernauti, guidati dalla curiosità nella loro ricerca tra le maglie del web ma anche dall’interesse per un approfondimento nella fede.
La curiosità, una molla intima che nel Vangelo stesso diventa spinta alla ricerca, al profondo contatto con Dio e che sembra, oggi, non essere più una cifra dell’esperienza religiosa in ambito cattolico. Anni e anni di catechesi potrebbero aver anestetizzato la sana curiosità che può servire per motivare e consolidare la fede personale.

C’è un altro argomento che ci interessa toccare, anche se fugacemente ed è la centralità del volto. I tratti del viso ci distinguono, ci rendono unici, fanno sì che possiamo essere riconosciuti. Per analogia chiamiamo “volto di Dio” ciò che l’immaginazione produce nel nostro cervello a seguito della catchesi, della lettura delle Sacre Scritture e sotto l’influenza delle opere d’arte. Spesso a questo volto attribuiamo emozioni, carattere, reazioni alle provocazioni umane e, se da un lato questa operazione ci aiuta a percepire Dio in modo più concreto, dall’altro rischia di distorcere quanto ci viene trasmesso dalle Scritture e dalla tradizione della Chiesa.

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